Birdman, l’uomo che cercava in cielo il senso della terra

“And did you get what you wanted from this life, even so?
I did.
And what did you want?
To call myself beloved, to feel myself beloved on the earth”
(
Raymond Carver, Late fragment)

birdman-and-riggan

Le lacrime di Dioniso trasformarono il cadavere di Ampelo in vite. Dal dolore del dio nacque il piacere sfrenato del vino: l’ebbrezza. O forse no: il giovane diede solo il nome alla pianta, poi si trasformò nella stella Vindemiatrix del corteo della Vergine. Quel che è certo è che ampelos, in greco, significa vite e il ragazzo fu il primo amore di Dioniso.

Secondo Nonno di Panopoli (Dionisiache X, XI e XII) la sua morte è metamorfosi. Il giovane provò a cavalcare un toro che, come previsto da un vaticinio del dio, lo disarcionò e lo uccise. Le lacrime di Dioniso mossero a commozione persino l’inflessibile moira Atropo. Ampelo avrebbe continuato a vivere eternamente – vita vegetale e indistruttibile – si sarebbe trasformato in vite e dunque in vino, fonte di piacere per uomini e dei.

Secondo Ovidio (Fasti III) la morte di Ampelo è catasterismo. Il giovane, che il poeta vuole satiro, morì arrampicandosi per afferrare quella pianta fatale, che dopo l’incidente prese il nome di ampelos. Ma il suo destino non sarà legato alla terra: la trasformazione lo eternerà in cielo nella stella che, sorgendo a settembre, annunciava l’inizio della stagione della vendemmia. Il destino di Ampelo, allora, è quello di situarsi a metà: in bilico tra la tradizione degli uomini-vegetali metamorfici, come Giacinto, Adone e Narciso, e quella degli uomini-stella catasterici come Orione, Ganimede e i Dioscuri. Tutti mortali salvati dal loro fato, in qualche modo, per cui morire significa cambiare stato.

Birdman di Alejandro Inarritu è una storia metamorfica di stelle, amore e vanità. Dove l’immagine si rivolge al cielo per cercare il senso della terra, dove l’attore insegue il catasterismo negando la sua natura metamorfica d’uomo uccello e i suoi affetti familiari. La celebrazione definitiva dovrebbe culminare nella stella impressa sul marciapiede (che potrebbe annunciare, tuttalpiù, la stagione del botteghino cinematografico). Ma la scena costringerà l’uomo a spogliarsi sul palco e a spiegare le sue ali: . E, proprio nella metamorfosi, l’attore troverà il suo catasterismo: stella imperitura che si libra leggera nell’aria davanti agli occhi di sua figlia.

L’uomo-uccello è uno straordinario Michael Keaton: attore che, dopo la fama ottenuta grazie ai primi due film, rifiutò di interpretare il terzo Batman. Nel curioso gioco di sovrapposizioni allestito da Inarritu il Riggan Thompson interpretato da Keaton nel film si negò al quarto blockbuster del supereroe Birdman, per inseguire la celebrazione fuori dalle vesti dell’uomo uccello. Come Ampelo, però, la otterrà soltanto dopo una morte – o almeno dopo un simulacro incredibilmente vivo di essa – metamorfica.

Eppure quell’uomo che cercava il senso della terra – o come disse Raymond Carver, perno letterario della pellicola, del suo “sentirsi amato sulla terra” – finirà per appartenere inevitabilmente al cielo. E in esso troverà il suo compimento. Icaro libero dal dedalo del palcoscenisco, forma ibrida di uomo-uccello, stella Vindemiatrix radicata nella terra da cui proviene.

Hank

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