Nemico pubblico, la coscienza ipocrita allo specchio

open-mic-levi“Ora, coloro che eccedono nel ridicolo
sono stimati buffoni volgari,
dato che si sforzano di trovare il ridicolo dappertutto
e si preoccupano più di provocare il riso
che del decoro nel discorso,
o di non offendere chi è oggetto dello scherzo”
.
(Aristotele, Etica Nicomachea, IV, 1128 a)

Piacere a tutti è l’ossessione di ogni artista. Trovare la chiave di accesso universale per il grande applauso unanime. È il sogno di una platea acclamante e fraterna, di una folla non solo amica, ma prostrata e venerante. Non una nota stonata nell’ovazione corale, non un fischio, non un pomodoro o un insulto lanciato sul palco. È il chiodo fisso di chiunque calchi le scene.

Già, anche dei comici: almeno di quelli che si esibiscono per sagre di paese e locali poco affollati, dove le persone preferiscono chiacchierare davanti a una birra, che ascoltare lo sconosciuto di turno. In questi luoghi la quarta parete non è mai stata allestita e chi stecca non rischia soltanto un applauso più tiepido degli altri. Non siamo nei teatri in cui una sparuta folla di spettatori assonnati batte le mani per pena del buon guitto: innocuo, ma non certo offensivo. Qui si rischia la pelle.

Per piacere a tutti bisogna eccedere, se è possibile, in mesotes, la virtù aristotelica della misura: mescolare un po’ di humor innocente con situazioni di vita quotidiana. Qualcosa in cui tutti si possano riconoscere: la casalinga, il pensionato, l’imprenditore, il lavoratore. Il caro e vecchio meccanismo dell’immedesimazione, nella sua forma più bassa e svilente: niente più che un trucchetto da prestigiatori. E allora impara ad esercitare la mimica, a giocar con le parole. In fondo chi lo ha fatto alla massima potenza ha toccato le corde del comico universale. Parliamo di Chaplin, parliamo di Totò.

Ma Charlie Chaplin non sapeva cosa fosse la mesotes, con il gesto e con la mimica si prendeva gioco del potere. Quel gigante del vagabondo, che sembrava così innocuo nella sua idiozia, prendeva a martellate l’astro nascente Partito Nazista in America e i mezzi di produzione dell’epoca. Zelig – non il capolavoro di Woody Allen, ma l’avvilente trasmissione televisiva – fa un largo uso di mimica e di giochi di parole: ma i tormentoni che ci propina sono quanto di più innocuo possa esserci. Non tanto per paura di un potere centrale, quanto per non scandalizzare lo spettatore, che con l’indice puntato sul telecomando può decidere vita o morte di una trasmissione. La comicità della prima serata è chimica: è questione di pesi e di misure.

In realtà un comico – così come un cantante o uno scrittore – diventa un’artista quando abbandona l’ossessione di piacere a tutti e inizia la sua personale ricerca di verità. Quando prende a schiaffi lo spettatore con la forza di un out-out: o mi ascolti o te ne torni a casa. Ma non continuerai a bere la tua fottuta birra.

Lo hanno fatto Filippo Giardina, Giorgio Montanini, Francesco De Carlo e tutti gli stand up comedian che hanno partecipato allo splendido progetto Satiriasi (culminato nelle serate su Comedy Central) e ora si affacciano, per il secondo anno, su Rai 3 con Nemico Pubblico. E, a giudicare dalla prima puntata, il programma ci sarà nemico perché vorrà ricordarci con ogni sketch o battuta volgare – non disdegnando anche i vecchi mezzi, rivisitati, come la candid camera – le nostre nefandezze. E sarà pubblico perché nessuno sfuggirà a quel martellante obiettivo: metterci di fronte alla nostra insufficienza, alla nostra retorica patinata, alla monnezza che siamo dentro e che per questo vediamo fuori.

Se avete visto Nemico Pubblico e pensate che sia volgare guardatevi allo specchio. E allora scoprirete che quel pervertito di Montanini – che parla di pompini su Rai 3 – o il platonico Giardina – che propone di aumentare gli stipendi ai parlamentari – vi stanno solo offrendo un’immagine – per giunta edulcorata! – della vostra disgustosa e ipocrita coscienza.

Non si vedeva niente di così nuovo e salutare per la Tv italiana dai tempi di Avanzi, Pippo Chennedy Show e le migliori trasmissioni della banda Dandini-Guzzanti. E, come tutto ciò che è nuovo e salutare, lo spazio di Montanini &co. non può che essere quello di una mezz’oretta in fondo al palinsesto Rai. In prima serata è meglio tenere la Clerici: che di mediocrità, più che di mesotes, ne ha da vendere.

Hank

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