La domenica dell’oki e la temporalità dell’austerity. Il giorno della crisi greca

orologio-del-duomo-di-mirandola-distrutto L’analisi dominante è senza dubbio economica. Ed è giusto che sia così. Riguarda la gestione della “casa” greca, le bollette da pagare, le file ai bancomat, le pensioni minime da salvaguardare, l’incertezza del post, l’inflazione, il panico sui mercati, lo spread, le possibilità del contagio, il default, la bancarotta. Paure e incertezze sono economiche.

L’Augenblick – l’attimo, letteralmente “battito di ciglia” -, però, è filosofico. E parte da un’inevitabile dato etimologico: la parola crisi discende dal greco krino (per inciso: se la Grecia senza l’Europa rischia il fallimento, l’Europa senza la Grecia rischia di restare senza parole). E krino significa dividere, discernere nell’atto di separare con i lumi dell’intelletto ciò che è indistinto e inestricabile e dunque scegliere, valutare, giudicare. Perché ogni scelta è una scelta di valore, è una posizione di fini, che cambia l’orizzonte del problema, della domanda e dunque il panorama e la natura della questione stessa.

Niente di più illogico, dunque, di una crisi permanente. Krino è l’Augenblick in cui si sceglie di parteggiare e da che parte stare. Krino è l’animo del partigiano. Così l’attimo della scelta di valore passata fu la sottoscrizione, nel 2010, del memorandum Grecia-Troika, dopo che Papandreou scelse di rivelare i conti taroccati per entrare nella zona euro, che i governanti del paese ellenico scelsero di mettere a bilancio.

Da allora la Grecia ha vissuto nella temporalità dettata dalle politiche di austerity, nella temporalità del debito e della dilazione, che è esattamente l’opposto di ogni scelta, l’opposto di ogni krino, del “battito di ciglia”, dell’attimo puntuale della decisione. È il tempo dell’indistinzione, dell’incapacità di discernere, è il tempo di Ponzio Pilato che si lava le mani tanto di fronte al ladro, quanto di fronte al messia. È il tempo delle scadenze da rispettare, delle colpe da saldare, del peccato e dell’espiazione, il tempo della Grecia dell’austerity è l’abdicare del popolo al suo intelletto collettivo.

Domenica il popolo greco potrà dire “sì” o “no”, potrà dire “nai” o “oki”. Ma la crisi si aprirà solo con la scelta dell’oki, che è l’unica vera posizione di valore possibile: dire nai, infatti, significa tornare nella temporalità della dilazione e del debito. Significa rimandare per l’ennesima volta il momento della decisione. Come ricorda Walter Benjamin in Sul Concetto di Storia:

La storia è oggetto di una costruzione il cui luogo non è costituito dal tempo omogeneo e vuoto, ma da quello riempito dell’adesso (Jetzeit). Così, per Robespierre l’antica Roma era una passato di adesso (Jetzeit), che egli estaeva a forza dal continuum della storia. La rivoluzione francese pretendeva di essere una Roma ritornata. Essa citava l’antica Roma esattamente come la moda cita un abito d’altri tempi.

Un gesto che somiglia a quello fatto da Alexis Tsipras, che ha citato in Parlamento il “grande oki” rifilato a Benito Mussolini dall’allora primo ministro greco Ioannis Metaxas. Ma Tsipras non è Robespierre: la sua è un’operazione “letteraria” perché ha demandato il potere della citazione al popolo greco: nella domenica dell’oki, nel giorno della crisi, della scelta. E solo allora si potrà vivificare di nuovo l’immagine che lo stesso Benjamin riportò da una cronaca dell’epoca della rivoluzione del luglio 1830 in Francia:

Giunta la sera del primo giorno di scontri, avvenne che in più punti di Parigi, indipendentemente e contemporaneamente, si sparò contro gli orologi dei campanili. Un testimone oculare, che forse deve la rima alla sua divinazione, scrisse allora:

Chi lo crederebbe! Si dice che irritati contro l’ora Dei novelli Giosuè, ai piedi d’ogni torre sparavano sui quadranti per arrestare il giorno

Solo sparando sugli orologi il popolo greco potrà liberare se stesso -e forse il resto d’Europa- dalla temporalità dell’austerity. E tuttavia può accadere che non dica “oki” e si condanni all’indistinzione, che abdichi di nuovo al suo krino sovrano. D’altronde ci sono le bollette da pagare, le file ai bancomat, le pensioni minime da salvaguardare, l’incertezza del post, l’inflazione, il panico sui mercati, lo spread, le possibilità del contagio, il default, la bancarotta. Dire oki è un salto nel vuoto.

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