Koningin Juliana, in quel cubo c’è tutta Livorno. Nessun “writer” può scalfirlo

moby
La scultura “Koningin Juliana”

Una tag è un’etichetta, un marcatore, una firma. È il modo in cui un writer dice: guardatemi, ci sono anche io. Scrivo dunque sono, vengo all’esistenza. Above1 della “crew” – il gruppo – Lca è il writer che ha posto la sua firma su Koningin Juliana, il (contro)monumento dell’artista livornese Federico Cavallini che ricorda le 140 vittime del rogo Moby Prince. La più grande tragedia della storia della marineria civile italiana, la più grande strage sul lavoro (66 i membri dell’equipaggio morti). E si potrebbe continuare così a lungo: a descrivere quel rogo dimenticato e tornato agli onori delle cronache lo scorso 10 aprile, a 25 anni di distanza.

Una tag, una firma può ferire come una coltellata. Devono aver provato questo Loris Rispoli e i parenti delle vittime, dopo aver combattuto per 5 anni (dal 2011 al 2016) con l’amministrazione comunale perché fosse trovato un posto a quel cubo costruito in ferro da imbarcazione. Sistemato, provvisoriamente, sui prati della Fortezza Nuova. L’artista inizialmente avrebbe voluto rottamarlo, per fargli seguire il percorso della nave, portata dal giorno alla notte in Turchia dall’armatore. Ma i parenti delle vittime lo hanno amato così tanto da volere, ad ogni costo, che gli fosse trovata una collocazione.

“Brutto” dicono alcuni livornesi sottovoce. Dimenticando di cogliere la vera tonalità emotiva che quel pezzo di ferro suggerisce: l’assenza. Si può girare quanto si vuole intorno a Koningin Juliana, ma non si troverà mai una via d’accesso. La verità, come denunciano anche i parenti delle vittime da 25 anni, è imperscrutabile, è avvolta all’interno di una lamiera arruginita. Dall’interno i morti battono i loro colpi, con 140 grida di dolore Federico Cavallini ha voluto che testimoniassero nell’oggi. Il 10 aprile 2016 è stato attivato per la prima volta l’audio registrato dall’artista, mentre con una mazza colpiva il ferro. Ed è stato un momento tremendo, né bello né brutto, uno di quegli attimi indescrivibili che provocano un morso allo stomaco. Ecco, in una sensazione, la percezione dell’assenza. Una città che fa del porto il suo centro dovrebbe avercela scolpito nella calce e nel sangue. Il monumento dei Quattro mori, la dimostrazione di forza muscolare di Ferdinando I° che sottomette i corsari – ipertrofico, statico, fallocentrico – impallidisce di fronte a Koningin Juliana.

Ma eravamo partiti da una tag, da quello che è stato definito un atto vandalico. Nella mente di Above 1 potrebbe essere addirittura un riconoscimento. Voliamo a New York, nell’ottobre 2013. Banksy sparpaglia per un mese intero le sue oper per la città. Dà vita a una vera e propria caccia al tesoro. Nel documentario “Banksy does New York”, disponibile su Sky Arte nell’area on demand dell’abbonamento, un writer “tagga” vicino al celebre palloncino rosso dello street artist. Gli esperti spiegano: si chiama “street joking” – scherzo di strada – e succede quando un “graffitaro” lascia la sua firma accanto a quella di un collega più famoso. Ed è allo stesso tempo un’offesa e una sfida, ma è soprattutto un modo per godere della sua fama, della sua luce riflessa, per dire “Hey, ci sono anche io”.

Nel frattempo davanti a Koningin Juliana i bambini giocano a calcio. Ce lo ha mostrato lo stesso artista Cavallini, in una foto pubblicata su Facebook. Il contro-monumento – che come il Museo della Shoah di Berlino non ha le caratteristiche di centralità e staticità proprie dei mausolei, ma mostra un’assenza nell’interazione con lo spettatore – è entrato a far parte della vita della città. Vive fuori da ogni retorica, respira alla luce del sole. Esposto, è vero, all’egotismo dei writer, a quell’infantile gridolino: “Guardate, guardate quanto sono bravo! Guardate, sono io!”. Ma almeno vive.

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La foto pubblicata da Cavallini

Above 1 ha lasciato una firma su Koningin Juliana. E come tutte le firme è tracciabile, è riconoscibile. Via Grande è piena delle tag di Above 1. Trovarlo non dovrebbe essere difficile. Basta cercarlo su google. I writers lasciano tracce del loro passaggio ovunque. Vogliono essere visti. Sta a noi voltarci a guardarli o lasciarli a marcire in un dimenticatoio. Perché nessuna scritta può sfregiare quel simbolo che è Koningin Juliana.

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Sulle serrande dei negozi di via Grande le scritte di Above1
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