Il miglior antidoto contro ogni Trump

trumpwillwin-notextTrump ha annunciato che rinuncerà al suo stipendio di presidente. Verità o menzogna che sia – con lo showman in questione il confine è labile – è la spia di qualcosa. Perché è accolto come un dato positivo. Soprattutto dagli italiani – li sentite? “Eh però questo Trump..” – che covano da anni il sogno segreto di una completa eliminazione dei costi della politica, sul modello free delle app per lo smartphone o, forse, su quello altrettanto inquietante delle lobby a stelle e strisce. Oggi il dimezzamento degli stipendi e la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti sono tra gli slogan di punta del Movimento 5 Stelle. Al tema occhieggia anche il referendum di Renzi, con la paventata diminuzione dei costi del Senato. Sono pacificamente accettate come misure popolari: raccolgono il consenso della maggior parte dei cittadini, soprattutto tra i redditi più bassi. Eppure è proprio a questi gruppi che il sogno di una politica low cost o gratuita nuoce maggiormente.

Sospetto da tempo che i ceti popolari si stiano autoescludendo dalla gestione della cosa pubblica. Certo, l’input parte dall’oligarchia tanto decantata da Scalfari come unica forma di democrazia, quel governo dei pochi basato sul censo e sulle relazioni – il potere è relazione – che in realtà è degenerazione, come i greci sapevano bene, di un’altra forma di governo: l’aristocrazia, i migliori al comando. Pochi, è vero, ma almeno buoni. Per questo Platone poteva immaginare una classe di governanti-filosofi opportunamente addestrati e separati dal resto della collettività, ma soprattutto cresciuti fin da bambini con i beni in comune – il cosiddetto “comunismo platonico” -, lontani dalle ricchezze e dalle dispute per esse. Lo scopo finale è chiaro: chi detiene il potere deve guardare al benessere della società intera e non al proprio portafoglio. Ora, questa è chiaramente un’aristocrazia, ma concepita al servizio delle persone e non della circolazione dei capitali.

Passando dalla teoria alla prassi, è maledettamente difficile isolare i governanti dal resto della società – forse oggi i filosofi i Platone sarebbero soltanto dei folkloristici amish, o peggio ancora dei residui di esperienze comunarde – e farli appassionare più alle sorti del popolo che alle proprie. Per questo l’uomo che provò a rendere la democrazia il più diretta possibile – con buona pace di Scalfari -, Pericle, introdusse la retribuzione per le cariche pubbliche. In particolare per l’ecclesia, l’assemblea del popolo dei cittadini – adulti, maschi, autoctoni, va detto – che ad Atene incarnava il potere statale. Il luogo dove uno vale uno, una testa un voto, per riprendere degli slogan ora tanto di moda. Il problema è che spesso i contadini dovevano arare i campi, gli artigiani modellare anfore e i poveri, in generale, erano alle prese con la sopravvivenza: non avevano tempo da spendere in politica. Ma niente paura, dice Pericle: la politica dà, non toglie, occupati della tua città e sarai retribuito. Non solo: visto che il teatro, all’epoca, era un momento di partecipazione attiva alla vita della città, introdusse pure l’indennità per chi andava a vedere le tragedie sacre a Dioniso. È chiaro che non si trattava dei nostri teatrini in moquette con le poltrone reclinabili, ma di un qualcosa a metà tra uno stadio e una messa: dove il mistero si faceva popolare.

Quello che Pericle ha stabilito, Trump è pronto a togliere. Nel frattempo le ecclesie, le assemblee dei vari stati-nazione si sono allontanate sempre più dai ceti popolari, che non si esprimono sui singoli provvedimenti – e per questo non li conoscono – ma eleggono i propri rappresentanti. Questi hanno formato un vero e proprio ceto specializzato, un’oligarchia all’interno della quale possono entrare solo i più ricchi e potenti, o i più spregiudicati. Ma è una classe che tradito le attese, perché ha allargato le distanze tra la Torre d’Avorio e il resto della popolazione, mentre la sua remunerazione di pari passo è cresciuta. Si grida all’ingiustizia, si vuole eliminare ogni forma di reddito pubblico per la casta. Per un Trump o per un Berlusconi è una situazione ideale. Se il bersaglio sono i costi della politica, togliamoli di mezzo. Lasciamo che si occupino di quell’arte soltanto i più ricchi, che hanno soldi e tempo da spendere nell’esercizio del potere. I commentatori tornano a invocare la lotta di classe per giustificare la vittoria del tycoon alle elezioni americane. Quando le cose non vanno come previsto, è facile resuscitare Gramsci e Marx, dopo averli espulsi dalla storia e trattati come barzellette. Ma la vittoria di Trump, non è la vittoria dei lavoratori incazzati contro le elite, è semplicemente un cambio di direzione nell’elite di potere. Le classi esistono, sono in conflitto tra di loro, ma i lavoratori non hanno coscienza. Così sparano fuoco amico: contro altri operai, o contro un sottoproletariato disperato, che fugge da guerre e carestie. Un demagogo riesce a mobilitare una larga fetta di esclusi, ascolta la loro rabbia e la canalizza in qualche slogan. Un minuto dopo l’insediamento li abbandonerà: il senza stipendio tornerà a perseguire il suo interesse privato, ovvero ciò che gli dà reddito. Negli Usa non c’è stata alcuna rivoluzione, ma solo conservazione.

Ma perché tanta gente si è fatta fregare così? La domanda è ingenua, la risposta è disarmante: perché non partecipa ai destini della collettività. Perché non capisce cosa gli si muove intorno, perché non riesce a pensare oltre il suo orticello, oltre il suo interesse, nella direzione di un bene comune e condiviso. Allora, visto che c’è bisogno di una misura universale per il sostegno al reddito, perché non pensare a un reddito di partecipazione? Un incentivo che dia a tutti la possibilità di partecipare al bene comune. E che non riguardi solo l’amministrazione della città in senso stretto, ma le attività di volontariato, la donazione di sangue, la partecipazione ad assemblee e iniziative pubbliche. Un reddito che cresca in misura proporzionale a quanto si persegue il bene di tutti e si abbassi se si fa male a qualcuno, si sporca il quartiere o si commette un abuso edilizio.

Sarebbe il miglior antidoto contro ogni Trump.

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