Quelli che ancora usano il Voi

“…mi dai del Voi, mica sono una vecchia?”
A parlare è mia suocera, lo dice ridendo la prima volta che ci conosciamo. “Dammi del tu” incalza cercando di sembrare incoraggiante. Dammi del—COSA?

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È una trappola ho pensato subito, una finta concessione, me lo sta dicendo per vedere se sono abbastanza furba da rimanere saldamente ancorata all’educazione nonostante l’invito ad azzerare le distanze (il tu? Il mondo sta cadendo a pezzi? Ci siamo impazziti? C’è un vodka party e non ne sapevo niente? Mi stanno a coglionà?). Ci riprovo e non mi arrendo, continuo a usare il voi. Dopo svariati tira e molla mia suocera mi convince che questo Voi proprio non le piace, qualcuno mi fa notare che al massimo si dovrebbe usare il Lei (manco in punto di morte!), che il Voi è roba antiquata, da terroni. Allora mi applico sul serio con risultati molto confusi: inizio le frasi con il tu, e le finisco con il Voi e un sacco di sensi di colpa.

vuoi un caffè?che vi state vedendo in televisione?” / “ti sei comprata un paio di scarpe proprio belleaspettate che vi aiuto a portare la spesa” / “ordina la pizzafumatevi una sigaretta con me

Roba che a un certo punto sembrava quasi iniziassi ad avere allucinazioni sullo sdoppiamento di mia suocera in molte suocere, suocere che spuntano dalle fottute pareti. Invece no, era solo il Voi che ritornava con prepotenza.
Perchè tanta affinità col Voi, tanto astio per il Lei, e tanta ritrosia per il tu?

Il tu è per te e i fetenti come te. L’accordo tacito con i miei genitori è sempre stato: userai il tu solo con i tuoi amichetti col mocciolo al naso non con gli adulti, sennò poi vendiamo i tuoi organi al mercato nero, o ti abbandoniamo in autostrada. Quando sbagliavo mia madre (che figure mi fai faaaaaaaaaare???) mi scamazzava di palate, ma proprio che mi atterrava a retromarcia sulla faccia con la panda.

Il Voi è sciolto e disinvolto. Un segno di rispetto, ma non un rispetto cerimonioso, falso, no. Un rispetto affettuoso, di cuore; è una legge non scritta. Lo dai anche alle persone che vedi tutti i giorni da dieci anni, più che una formalità è una medaglia al valore a quelli che hanno vissuto più a lungo di te, che hanno affrontato più battaglie di te, a chi ne sa un pizzico più di te.

Il Lei è ingessato molliccio e triste. Lo usi per scrivere a quegli stronzi di equitalia (avrà pure cambiato nome ma gli insulti restano gli stessi, e non cambiano mai), con il direttore di banca un attimo prima del bestemmione mentale, nei colloqui di lavoro (altro che bestemmie, qui siamo al livello superiore del: puozze passà nu guaio), quando vuoi e devi mettere le distanze tra te e il tuo interlocutore: così invece di sputargli in un occhio, gli dai del Lei perché sei sempre un signore e vafancul’.

Il morale della favola è che in giro ancora ridono quando attacco con il Voi, con mia suocera adesso uso finalmente tu senza sembrare spastica, ma questo santo Lei lo ghettizzo ancora.

E voi come stati messi con il tu e i pronomi di cortesia?

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