Il Trono di spade è diventato consolatorio (SPOILER ALERT)

QUESTO POST CONTIENE SPOILER SUL FINALE DI SETTIMA STAGIONE DEL TRONO DI SPADE FIN DALLA PRIMA FRASE.

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Jon Snow è un Targaryen. Arya Stark si allea con la sorella Sansa e uccide il perfido Ditocorto. Jamie Lannister abbandona finalmente la sorella-concubina e parte lancia in resta per combattere gli estranei alla barriera, insieme al fratello nano – che nel frattempo è diventato schifosamente sobrio e casto – e alla Madre dei draghi, che si è congiunta con l’ignaro nipote Jon. Perfino Theon il codardo acquista coraggio, picchia un uomo di ferro che è tre volte lui e s’imbarca alla ricerca della sorella che aveva abbandonato nelle grinfie dello zio Euron.

Insomma, il Trono di Spade è diventato consolatorio. Dà agli spettatori quello che vogliono vedere. E lo fa esattamente da quando la serie ha messo la Quinta e ha superato a destra i libri (che non ho mai letto, ma i ben informati mi dicono fermi ancora alla morte di Jon Snow, che per il momento non è risorto). Occhieggia spudoratamente ai suoi fan e alle metanarrazioni che si possono trovare sul web. Ad esempio la teoria R+L=J, che vuole che Jon Snow sia figlio del principe Rhegar Targaryen e di Lyanna Stark è stata partorita dai fan già qualche anno fa. Il piano di Arya, Sansa e Brann tempo fa sarebbe fallito miseramente, un po’ come il piano di conquista del trono del fratello Robb e della madre Catelyn nella puntata più tragica di sempre: The Rains of Castamere. Jamie Lannister da personaggio complesso e ricco di sfumature si è appiattito sulla figura del paladino che cerca di riscattare il suo senso dell’onore. E soprattutto, da quando il nano ha smesso di bere non scopa più nessuno. E non venite a parlarmi della scena tra Jon e Daenaerys, che è roba da fotoromanzo degli anni Ottanta.

Ora, dunque, comandano i fan e loro voglie. Gli stessi fan che la serie prima prendeva a cazzotti con le ripetute e brutali uccisioni dei protagonisti, dei personaggi più integerrimi (già, il povero Ned Stark), soggetti a un fato imperscrutabile e capriccioso, non animato da alcun senso di giustizia, paragonabile a quello delle tragedie greche. Persa la penna di George R.R. Martin gli sceneggiatori si affidano ai blog, dimostrando una vocazione borisiana – sì, dagli sceneggiatori di “Boris”, impareggiabile serie italiana – all’impepata di cozze. Per mancanza di fantasia o per paura di perdere i migliori attori, danno ai fan quello che vogliono. Rovinando così una delle migliori narrazioni televisive di questo primo scorcio di millennio, che proprio sul più bello dimostra una natura schizofrenica: una prima parte dove decima i suoi protagnisti in maniera arbitraria e casuale e una seconda più conservatrice, dove gli uomini retti, alla fine, trionfano. A meno di clamorose sorprese – esempio: il Re della notte sul Trono di spade, sposo di una Cersei versione zombie – nell’ottava ed ultima stagione.

 

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